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Corte di Giustizia UE: Reati fiscali e finanziari e principio ne bis in idem (Marco Tagliaferro)

L’efficacia del principio cd. ne bis in idem, cioè il principio giuridico secondo il quale un soggetto non può essere giudicato due volte per il medesimo reato, può essere limitata per ragioni di difesa degli interessi finanziari dell’Unione e del suo mercato finanziario.

Questo è il succo dalla decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 20 marzo 2018 in risposta a quattro rinvii pregiudiziali provenienti da corti italiane che chiedevano di interpretare detto principio nel contesto della direttiva IVA e della direttiva sui mercati finanziari (cause C-524-15 Luca Menci, C-537-16 Garlsson Real Estate SA e a.  Consob e cause riunite C-596/16 Enzo di Puma Consob e C-597-16 Consob  Antonio Zecca).

In questi quattro casi, i destinatari dei procedimenti si erano resi protagonisti di alcuni reati fiscali e finanziari, che vanno dal mancato versamento dell’IVA (Menci), all’abuso di informazioni privilegiate (di Puma e Zecca), passando per la manipolazione del mercato (Garlsson) e si opponevano alla doppia condanna, penale e amministrativa (ma di natura penale) inflittagli dalle corti italiane.

La legge italiana, infatti, prevede per questi reati la possibilità che al procedimento penale si aggiunga quello amministrativo (e viceversa), così come le relative sanzioni.

A questo proposito la Corte UE ha stabilito che una normativa nazionale che autorizza un cumulo di procedimenti e di sanzioni aventi natura penale deve:

-      essere finalizzata ad un obiettivo di interesse generale che giustifichi un tale cumulo di procedimenti e di sanzioni, sempre che questi abbiano scopi complementari;

-      prevedere regole chiare e precise che consentano al soggetto accusato di prevedere quali atti e omissioni possano costituire oggetto di un siffatto cumulo di procedimenti e di sanzioni;

-      garantire che i procedimenti siano coordinati fra loro per limitare a quanto strettamente necessario l'onere supplementare che un cumulo di procedimenti comporta per gli interessati;

-      e infine, garantire che la severità del complesso delle sanzioni imposte sia limitata a quanto è strettamente necessario rispetto alla gravità dell'illecito in questione.

 In conclusione perciò, spetterà al giudice nazionale verificare caso per caso se tali requisiti siano soddisfatti, il che non sposta di molto ciò che già avveniva fino ad oggi.

L’innovazione di questa pronuncia sta nell’individuazione chiara di due ambiti giuridicamente ed economicamente rilevanti e per i quali, evidentemente, la massima corte europea ha deciso di non concedere sconti.



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