E’ ora di accettare la sfida lanciata dalla Blockchain? (Francesca D’Alonzo)

Concludere una compravendita immobiliare con un semplice clic ricorrendo alla tecnologia blockchain, in modo rapido, trasparente e a costi ridotti, senza dover coinvolgere un terzo intermediario di fiducia, sembra uno scenario fantascientifico?

La blockchain è un registro decentralizzato su rete peer to peer e distribuito tra i partecipanti (fisicamente dai loro server) definiti nodi collegati tra loro, i quali verificano, approvano e infine registrano in modo ordinato e cronologico le transazioni nei cosiddetti blocchi.

Ogni transazione viene trascritta nel blocco solo se almeno il 51% dei nodi collegati al sistema stesso concorda sulla sua legittimità, ad esempio i partecipanti potrebbero controllare se il potenziale acquirente di un immobile è effettivamente in possesso delle risorse finanziarie necessarie o non le abbia già spese per altri acquisti.

Ciascun blocco contenente una serie di transazioni, registrate su tutti i nodi, viene identificato in modo univoco e sicuro tramite un’operazione di criptazione che genera un codice definito hash che permette di legarlo a quello precedente, creando una catena di transazioni cronologiche inalterabili che va a formare il Libro Mastro Blockchain.

Si tratta di un registro non falsificabile e consultabile da tutti in quanto una copia dello stesso è conservata in tutti i computer della rete, e chi volesse alterare una transazione, dovrebbe farlo quindi su tutti i server connessi al sistema.

Questa tecnologia potrebbe fornire strumenti utili a ridurre le frodi, gli errori e le controversie contrattuali, tagliare costi operativi, supportare la due diligence, aumentare l’efficienza, soprattutto in quei settori in cui le notevoli risorse umane impiegate sono suscettibili di automatizzazione, pensiamo ad esempio al mondo fintech, ai brevetti, all’amministrazione pubblica, al settore assicurativo.

Porterebbe inoltre al superamento di un’autorità centrale che faccia da garante della validità di una transazione nonché di un terzo intermediario e all’abbattimento delle barriere geografiche.

Un acquirente ad esempio cinese potrebbe concludere una compravendita immobiliare con un venditore belga, e trasferirne il relativo prezzo in criptovaluta, dopo aver consultato la sua reputazione digitale sulla blockchain, e in seguito alla sottoscrizione di uno smart contract, con la certezza che la controparte è chi dice di essere.

Gli smart contracts sono una delle applicazioni più interessanti della blockchain, si tratta della trasposizione di un contratto in un codice da parte di un computer (un algoritmo), in grado di leggere le clausole fissate dalle parti e di eseguire in automatico azioni al verificarsi delle condizioni concordate.

Lo smart contract non ha dunque bisogno di un intervento umano per la sua verifica e attivazione: dal momento che i contraenti lo accettano, gli effetti non dipendono più dalla loro volontà, viene meno dunque il contributo interpretativo umano al contratto.

Ecco che gioca un ruolo molto importante il supporto legale per la stesura del suo contenuto che deve essere fondato su descrizioni minuziose ed estremamente precise di tutte le condizioni e circostanze da considerare e delle fonti di dati a cui si deve attenere, e deve fissare regole precise per la loro lettura.

La tecnologia blockchain potrebbe avere un potenziale rivoluzionario ancor più dirompente di quello avuto da internet oltre vent’anni fa, ma come si intuisce, le questioni legali da considerare sono tante e sono essenzialmente dovute al fatto che l’accoglimento di una tale tecnologia richiede un cambiamento culturale, istituzionale e giurisprudenziale profondo e il più possibile adattivo se si vuole trarre il meglio da una tale rivoluzione digitale.

Pensiamo all’inquadramento giuridico dello smart contract concluso nell’esempio precedente tra un cinese e un belga, a quale giurisdizione appartiene? è possibile modificare o cancellare un contratto intelligente in caso di contestazione o impugnazione? Quale rimedio far valere nel caso in cui una clausola contenga errori? E ancora, i dati registarti su blockchain possono costituire prova in un procedimento giudiziale? L’immutabilità delle informazioni registrate come si coniuga con il “diritto all’oblio” previsto dal GDPR?

La blockchain e le criptovalute sono ad oggi essenzialmente non regolamentate, in Italia le si è affrontate dal solo punto di vista del contrasto al riciclaggio di denaro, chi ha fatto da apripista è stata invece Malta che il 4 luglio scorso ha approvato tre leggi che forniscono il primo inquadramento giuridico al mondo dell’industria blockchain.

Il “Malta Digital Innovation Authority Act” fissa tre semplici principi guida :

- l’importanza di non ostacolare l’innovazione, gli sforzi e il potenziale delle start-up del settore,

- il riconoscimento e la regolamentazione si adatterà al ritmo del cambiamento e allo sviluppo della tecnologia,

- garantire la fissazione di standard per la tutela dei consumatori e degli investitori.

A comprenderne le potenzialità è stata quest’anno anche la Commissione europea che ha istituito un osservatorio sulla blockchain, per il cui sviluppo sono stati stanziati finanziamenti importanti, ma a cui l’Italia non ha ancora aderito.

Gli esperti sostengono che fra vent’anni opereremo su blockchain e effettueremo transazioni in cripto valuta senza pensarci come facciamo ora con internet, ma prima di allora il lavoro da fare è ancora tanto, l’Italia, a differenza di paesi come Dubai o la Svizzera, sembra non avere ancora colto la sfida normativa aperta e l’enorme potenziale rivoluzionario di cui la blockchain sembra portatrice.



Condividi questa news:testita
Twitter Facebook Google+ Linkedin
Torna